| Osare, osare, osare... | ||||||||||
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Accogliamo con piacere l’opera prima di un nuovo regista di cortometraggi: Antonio Smiraglia. Il titolo del prodotto in questione è “La Vittima e il Carnefice” e narra le vicende di un improbabile maniaco omicida alle prese con la sua prima vittima. La semplicità del plot è accompagnata da un campionario che, più all’efferatezza della situazione, punta alla descrizione di una scelta omicida perfettamente razionale e, proprio per questo, ancora più incomprensibile. La limitatezza dei mezzi si fa sentire (d’altronde la Vocidentro Produzioni era già nota per le sue maniche un po’ corte: vedi l’assenza di premi in danaro per gli interpreti di “Come auto in doppia fila”...), ma viene abilmente aggirata attraverso un’assenza, evidente e sofferta, di tutto ciò che nella pratica non poteva essere girato. L’occhio dello Smiraglia è cosciente (e forse saccente) sia nella selezione del taglio assegnato alle inquadrature, sia nell’utilizzo voyeristico della macchina da presa. E siccome ciò che ho appena detto non vuol dire più o meno un cazzo vi renderete immediatamente conto della mia totale ignoranza in materia cinematografica... Se infatti al sottoscritto è dato giudicare (e criticare) gli aspetti salienti del corto, l’unica reale capacità di sintesi che mi compete riguarda i momenti più schiettamente morbosi della vicenda. Ed eccoci quindi velocemente alla più evidente nota negativa de “La Vittima e il Carnefice”: in barba a qualsiasi slasher-movie che si rispetti e, più in generale, all’horror moderno, negli otto minuti montati dal regista e dal bravo Botticelli manca del tutto un po’ di sano erotismo gratuito! L’unica parvenza di una sessualità (peraltro repressa) si ha nella delicata (ed onirica) scena virata in seppia della masturbazione femminile...ma, e lo si nota subito, dov’è la fica??? Manca un primo piano insistito sulle movimentate dita della protagonista e sul rumore godereccio di fondo, idem per la totale assenza dei sicuri risvolti necrofili che il finale lascerebbe presupporre. E quindi la domanda diventa automaticamente: perché guardare un corto che tralascia completamente tali essenziali aspetti? Beh, la risposta è: per le buone interpretazioni dei due attori, perfettamente calati nei rispettivi ruoli; per il veloce cammeo del regista/produttore Umberto Rinaldi; per la sicurezza con la quale è stata diretta la storia; perché otto minuti in fondo passano velocemente; perché lo Smiraglia ha diverse copie in DVD del corto e le regala con una certa facilità...ma soprattutto perché la speranza è che un giorno il regista decida di darsi a qualcosa di molto più spinto e, seppur amatoriale, visivamente impeccabile.
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